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Ratisbona di sera con il Ponte di pietra sul Danubio, la torre del ponte e il Duomo illuminato

Alla scoperta della bella Baviera: il mito di una terra amata

Dal motto «Extra Bavariam non est vita» agli acquerelli del 1945 sulle città bavaresi

C'è una frase latina che i bavaresi conoscono quasi tutti e che riassume meglio di qualsiasi guida il rapporto fra questa terra e i suoi abitanti: «Extra Bavariam non est vita, et si est vita, non est ita». Tradotta in italiano significa «Al di fuori della Baviera non c'è vita, e se c'è vita non è così», cioè non è la stessa cosa. È un motto scherzoso e orgoglioso insieme, che si ritrova dipinto sui muri, citato nei libri di storia e ripetuto con un sorriso nelle osterie. Per capire da dove nasce questo amore, e perché tanti viaggiatori finiscono per condividerlo, vale la pena seguirne le tracce: da un piccolo castello alle porte di Monaco di Baviera alle cronache del Cinquecento, da un vescovo dell'VIII secolo che descriveva la regione come una terra promessa fino ai cieli dipinti dal Tiepolo e agli acquerelli che un ufficiale americano dedicò alle città bavaresi all'indomani della Seconda guerra mondiale.

In questa pagina raccontiamo proprio questo viaggio dentro la bella Baviera, il Libero Stato che i bavaresi chiamano Freistaat Bayern e che noi di TuttoBaviera raccontiamo da anni, regione per regione. Non è una guida alle singole città, che trovano spazio nelle loro pagine, ma un percorso fra parole, immagini e opere d'arte che spiegano perché la Baviera sia considerata, nella tradizione popolare e nel sentire più profondo dei suoi abitanti, una specie di Eden terreno. Alla fine del percorso trovate le porte d'ingresso per scoprirla dal vivo: Monaco, il sud alpino, il nord della Franconia e gli itinerari che le collegano.

«Extra Bavariam non est vita»: il motto del castello di Esting

Il luogo in cui il motto è più facile da vedere con i propri occhi è il castello di Esting, a pochi chilometri a ovest di Monaco. Esting è oggi una frazione della città di Olching, nel circondario di Fürstenfeldbruck, in Alta Baviera, e il suo castello è una residenza di campagna dalle origini antiche. Già nel XII secolo vi sono documentati i signori «de Ehstingen», che tennero il luogo fino al Trecento circa; nel 1568 il geografo Philipp Apian lo registrava come «nobilis domus», una dimora nobiliare. Intorno al 1698-1700 il castello fu rinnovato dal commerciante Johannes Senser, che aveva in appalto il monopolio statale del tabacco, ma pochi anni dopo, nel 1704, durante la guerra di successione spagnola, fu distrutto dalle truppe del duca di Marlborough. La ricostruzione si concluse nel 1764.

Quello che si vede oggi è un complesso tutelato come monumento: l'edificio residenziale a due piani, intonacato e con il frontone a gradoni, ha un nucleo dell'inizio del Settecento e una trasformazione in stile neogotico eseguita probabilmente nel 1919; davanti si apre l'avancorte, il cosiddetto Vorwerk, con la cappella del castello, il torrione d'ingresso e la torre, che risalgono alla fine del Cinquecento. Completano l'insieme l'antica fattoria del castello, della prima metà dell'Ottocento, e il muro che cinge l'intera proprietà. Il castello è un'abitazione privata: lo si ammira dall'esterno, passeggiando lungo la strada.

Il lungo edificio bianco del castello di Esting con le facciate affrescate sotto le arcate, il tetto rosso e la torre con la cupola a cipolla, dietro un prato e una strada
Il castello di Esting

A rendere celebre il castello sono soprattutto le sue pitture. Nel 1924 il pittore Karl Sonner decorò le arcate cieche delle facciate e il torrione d'ingresso con una serie di scene figurate, che spiccano sull'intonaco bianco come le pagine di un libro illustrato. In uno di questi affreschi compare una grande bandiera a losanghe bianche e azzurre, tenuta da un soldato con un alto copricapo, accanto a un gentiluomo in parrucca: lungo i bordi della bandiera corre la scritta latina «Extra Bavariam non est vita et si est vita non est ita». In tedesco la si rende con «Außerhalb von Bayern gibt's kein Leben. Und wenn doch, dann kein solches»: fuori dalla Baviera non c'è vita, e se anche ci fosse non sarebbe una vita come questa.

Particolare di un affresco del castello di Esting: una bandiera a losanghe bianche e azzurre con una scritta latina sui bordi, un gentiluomo in parrucca e un soldato con l'elmo piumato e la barba rossa

La bandiera dipinta da Sonner non è un dettaglio decorativo. Il bianco e l'azzurro sono i colori ufficiali della Baviera, fissati dalla stessa Costituzione bavarese, e lo scudo a losanghe bianche e azzurre è da secoli il simbolo della regione. In origine era lo stemma dei conti di Bogen, una famiglia nobile della Bassa Baviera; nel 1247 i Wittelsbach, la dinastia che governò la Baviera fino al 1918, lo adottarono come loro stemma di famiglia, e da allora le losanghe hanno seguito la storia bavarese fino al piccolo stemma di Stato di oggi, in cui lo scudo a rombi è sormontato dalla corona popolare. L'attuale stemma del Libero Stato è stato introdotto con una legge del 5 giugno 1950. Per i bavaresi, insomma, quella bandiera è un pezzo di identità, e la frase scritta intorno ne è il commento più affettuoso.

Aventinus e la prima storia della Baviera in tedesco

Il motto non nasce a Esting. Lo riporta già Aventinus, al secolo Johannes Turmair, che con questo aforisma riassumeva la sua visione della storia del mondo. Nato il 4 luglio 1477 ad Abensberg, in Bassa Baviera, figlio di un oste, prese il nome latino di Aventinus proprio dalla città natale, secondo l'uso degli umanisti. Studiò a Ingolstadt, poi a Vienna al seguito dell'umanista Konrad Celtis, a Cracovia e a Parigi, dove conseguì il titolo di magister. Dopo la morte del duca Alberto IV, nel 1508, fu chiamato a Monaco come precettore dei giovani principi Ludovico ed Ernesto; terminato quell'incarico, i duchi Guglielmo IV e Ludovico X lo nominarono storiografo di corte, con il compito di scrivere una storia completa della Baviera.

Ne nacquero due opere fondamentali. La prima sono gli Annales ducum Boiariae, gli annali dei duchi di Baviera, scritti in latino ad Abensberg fra il 1519 e il 1521. La seconda è la Bayerische Chronik, la cronaca bavarese in lingua tedesca, che Aventinus cominciò nel 1522 su incarico dei duchi e terminò nel 1533, dopo varie interruzioni: non una semplice traduzione degli Annales, ma un rifacimento libero, scritto in un tedesco popolare perché tutti potessero leggerlo. Aventinus fu così il primo a scrivere la storia della Baviera nella lingua parlata dalla sua gente. La cronaca fu stampata solo dopo la sua morte, a Francoforte nel 1566; lui era morto a Ratisbona il 9 gennaio 1534. Nessuno storico tedesco prima di lui aveva raccolto il suo materiale in modo tanto ampio, e la sua cronaca è considerata un'opera letteraria di altissimo valore: per questo Aventinus è ricordato come il padre della storiografia bavarese. La sua figura è il punto di partenza ideale per chi voglia approfondire il passato della regione.

Del motto circolano diverse versioni, come «Extra Bavariam nulla vita, et si vita, non est ita», molto simile a quella tramandata da Aventinus, e la sua origine resta incerta: con ogni probabilità è un'antica espressione latina, ripresa e resa famosa dallo storiografo. Poco importa chi l'abbia pronunciata per primo. Conta che da cinque secoli i bavaresi la ripetono, la dipingono e la scrivono, e che descrive con ironia un sentimento molto serio: l'attaccamento alla propria terra, che i tedeschi chiamano Heimat.

La bella Baviera nelle parole del vescovo Arbeo di Frisinga

L'idea di una Baviera simile a un paradiso terrestre è molto più antica di Aventinus. Otto secoli prima di lui la troviamo già in uno dei primi testi che descrivono la regione, scritto da Arbeo, vescovo di Frisinga. Arbeo era un monaco benedettino nato probabilmente nella zona di Merano, cresciuto alla scuola del vescovo Ermberto e citato per la prima volta nel 747; guidò la diocesi di Frisinga, in tedesco Freising, dal 764 o 765 fino al 783 circa, negli anni del duca Tassilone III, ultimo duca bavarese della stirpe degli Agilolfingi. È considerato una delle figure più importanti della cultura bavarese del suo tempo: scrisse la vita di san Corbiniano, di cui negli anni successivi al 765 aveva fatto trasferire le reliquie a Frisinga, e intorno al 772 la vita di sant'Emmerano, il vescovo martire venerato a Ratisbona. A lui si attribuisce anche, come autore o almeno come promotore, l'Abrogans tedesco, un glossario latino-tedesco tradotto a Frisinga prima del 769 e considerato il più antico documento della lingua tedesca giunto fino a noi.

Proprio nella Vita di sant'Emmerano, al sesto capitolo, Arbeo racconta l'arrivo del santo in Baviera. Emmerano voleva proseguire verso est per evangelizzare gli «Unni», ma si fermò a Ratisbona, e lo sguardo con cui osserva la regione diventa un elogio della terra bavarese. Il passo, nella sostanza, dice così:

«Vide una terra magnifica, di aspetto gradevole, ricchissima di boschi, abbondante di vino, con ferro in quantità, ricca d'oro, d'argento e di porpora; uomini alti e robusti, ma per natura buoni e cortesi; un suolo fertile e messi abbondanti; buoi e greggi così numerosi che la superficie della terra sembrava quasi ricoperta da loro; traboccante di miele e di api; stagni e fiumi pieni di pesci, irrigata da sorgenti e ruscelli limpidissimi, fornita di sale quanto basta. Le sue montagne erano fertili e adatte al pascolo, ricche di erbe, e i boschi popolati da cervi, alci, uri, camosci e selvaggina di ogni genere.»

È un ritratto entusiasta e certamente idealizzato, scritto da un uomo di Chiesa che voleva celebrare la sua terra e i santi che l'avevano evangelizzata. Eppure, a rileggerlo oggi, molti elementi tornano: i boschi, le montagne coperte di pascoli, i laghi e i fiumi pescosi, il sale, che per secoli ha fatto la ricchezza di città come Bad Reichenhall, il miele e il bestiame che ancora oggi caratterizzano il paesaggio delle Prealpi. Nella versione che circolava da anni su TuttoBaviera la porpora era detta «cardinalizia»: nel testo latino si parla semplicemente di purpura, cioè della preziosa stoffa color porpora, simbolo di ricchezza, e la precisazione è stata tolta.

Il legame fra Arbeo, Frisinga e Ratisbona non è casuale. Frisinga, con il colle del duomo che domina la valle dell'Isar, fu uno dei grandi centri religiosi e culturali della Baviera altomedievale: nel 2024 la città e l'arcidiocesi hanno celebrato i 1300 anni dall'arrivo di Corbiniano, giunto nel 724. Ratisbona, dove sorge l'antica abbazia di Sant'Emmerano (St. Emmeram), era allora la residenza dei duchi bavaresi della stirpe degli Agilolfingi. Due delle città che, come vedremo più avanti, compaiono anche negli acquerelli del 1945: segno che la «bella Baviera» di Arbeo e quella dei viaggiatori moderni sono, in fondo, la stessa.

I cieli bianchi e azzurri del Tiepolo a Würzburg

Se Arbeo descriveva la terra, i cieli della Baviera li ha dipinti un italiano. Chi entra nella Residenza di Würzburg, il grandioso palazzo dei principi-vescovi in Franconia, alza lo sguardo e si trova sotto il più grande affresco da soffitto mai dipinto: quello che Giovanni Battista Tiepolo, chiamato appositamente da Venezia, realizzò nel 1752-1753 sulla volta dello scalone d'onore. I cieli tersi e sconfinati che il pittore veneziano vi ha steso, con la delicatezza dei loro toni azzurri e bianchi, sembrano riassumere l'amore della gente per questa terra e la generosità con cui la natura l'ha trattata. Sono gli stessi colori della bandiera bavarese, e chi guarda dal basso ha davvero l'impressione di vedere il cielo aprirsi.

Lo scalone d'onore della Residenza di Würzburg con le rampe in pietra, le balaustre ornate di statue e, in alto, una parte dell'affresco del soffitto

Lo scalone è a sua volta un capolavoro. Lo progettò Balthasar Neumann, l'architetto di corte di Würzburg, che vi gettò sopra una volta a botte ribassata senza alcun sostegno intermedio, alta 23 metri al culmine e ampia 18 per 30 metri: un'impresa tecnica straordinaria per l'epoca. Sotto questa volta la scala sale in tre rampe, con un ballatoio intorno, e a ogni gradino la prospettiva dell'affresco cambia. Sui circa 600 metri quadrati della volta il Tiepolo ha raffigurato i continenti allora conosciuti: l'America, l'Asia e l'Africa, personificate da figure femminili circondate da mondi esotici, l'antico Olimpo al centro della composizione e, nel punto culminante, l'allegoria dell'Europa, in cui la corte di Würzburg è presentata come rifugio delle arti.

Particolare dell'affresco del Tiepolo: un uomo in parrucca e uniforme sdraiato su un cannone accanto a un grande cane, davanti a un gruppo di musicisti e figure in abiti colorati

Fra le figure dell'Europa il Tiepolo ha inserito anche lo stesso Balthasar Neumann, raffigurato in uniforme e appoggiato a un cannone: un omaggio del pittore all'architetto che aveva reso possibile quella volta. La Residenza nel suo insieme, progettata da Neumann per i principi-vescovi della famiglia Schönborn e decorata dagli stucchi di Antonio Bossi, è considerata un'opera d'arte totale ed è iscritta nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO. Lo scalone fa parte della grande sequenza di ambienti di rappresentanza, con il vestibolo, la Sala Bianca e la Sala Imperiale, che la rende una delle residenze barocche più belle d'Europa.

Laghi, foreste e leggende: il paesaggio della bella Baviera

Ma la bellezza della Baviera non sta solo nei palazzi. Il suo paesaggio misterioso, selvaggio e romantico, ricco di laghi e di foreste, è stato per secoli la fonte della fantasia popolare, che ci ha tramandato leggende cavalleresche e storie meravigliose, alcune delle quali hanno ispirato anche la letteratura per l'infanzia. Ogni monte, ogni rovina, ogni lago ha la sua storia. Lungo il Danubio, per esempio, una saga raccolta nell'Ottocento dallo scrittore Ludwig Bechstein nel suo Deutsches Sagenbuch racconta l'origine del Natternberg, il colle che si alza isolato nella pianura davanti a Deggendorf: lo avrebbe portato il diavolo, il «vecchio trasportatore di pietre», per sbarrare il fiume e far annegare la devota città; ma quando dal vicino monastero di Metten suonò la campana dell'Ave Maria, il diavolo, spaventato, lasciò cadere il monte in mezzo alla pianura, dove si trova ancora oggi.

Storie come questa sono il rovescio poetico della Baviera descritta da Arbeo: una terra generosa, ma anche piena di misteri, in cui la natura è abbastanza grande e antica da far pensare a giganti e a demoni. Ed è proprio da questo intreccio di paesaggi, fede e fantasia che nasce l'immagine della «bella Baviera» che ancora oggi conquista i visitatori.

«Picturesque Bavaria»: gli acquerelli di Nicolaus Rybakovas

Sempre a proposito della «bella Baviera», girovagando tra i mercatini delle pulci di Monaco abbiamo trovato una testimonianza concreta, e di storia recente, di questo speciale sentimento bavarese, capace di colpire immediatamente anche la fantasia di un artista giunto da molto lontano. Si tratta di una cartella d'arte intitolata «Picturesque Bavaria», la Baviera pittoresca, che raccoglie sedici tavole ad acquerello eseguite dal pittore e ufficiale americano Nicolaus Rybakovas nell'estate e nell'autunno del 1945, subito dopo l'arrivo delle truppe americane in Baviera, alla fine della Seconda guerra mondiale.

La cartella fu pubblicata a Deggendorf dall'editore Alfons Nothaft e stampata nel 1946 a Monaco da F. Bruckmann, e la sua preparazione fu possibile anche grazie al prezioso contributo di diversi esponenti del mondo culturale. Fu distribuita con l'autorizzazione del Comando militare americano, come indicato sulla pubblicazione stessa, con l'intento di far conoscere alcune bellezze della Baviera così come avevano colpito la sensibilità artistica del loro ufficiale-pittore. I titoli delle sedici illustrazioni sono in lingua inglese, mentre i commenti sono bilingui, in inglese e in tedesco. Secondo la dedica dell'artista, le tavole rappresentano un pegno d'amore per tutti gli amanti dell'eterna bellezza.

È difficile immaginare un momento più lontano dall'idea di paradiso terrestre. Nel 1945 la Germania usciva distrutta dalla guerra, molte città bavaresi erano state bombardate e a Ratisbona, negli ultimi giorni del conflitto, erano stati fatti saltare i ponti sul Danubio. Eppure un ufficiale dell'esercito vincitore, invece di dipingere le rovine, scelse di ritrarre le piazze, le torri, le porte medievali e i fiumi delle città della Bassa Baviera e dell'Alta Baviera lungo il Danubio e l'Isar, restituendo l'immagine di una terra che, nonostante tutto, conservava la sua bellezza. Gli acquerelli hanno colori morbidi, cieli nuvolosi, spesso la neve: sono vedute invernali o autunnali, animate da piccole figure di passanti, da carri trainati da cavalli e da qualche rara automobile.

Le cartelle come questa, stampate nell'immediato dopoguerra, riemergono di tanto in tanto nei mercatini e nelle librerie antiquarie, e sono una piccola finestra su un momento particolare della storia bavarese. Nelle pagine che seguono presentiamo sei delle sedici illustrazioni, una per città, con i loro titoli originali in inglese, una breve descrizione della veduta e qualche informazione su ciò che il visitatore può trovare oggi negli stessi luoghi.

Sei città bavaresi negli acquerelli del 1945

Le sei tavole scelte ritraggono altrettante città della Baviera, tutte legate ai grandi fiumi: Deggendorf, Passau, Ratisbona e Straubing sul Danubio, Frisinga e Landshut sull'Isar. È un itinerario che si può ripercorrere ancora oggi, magari seguendo il corso dei due fiumi, e che mostra quanto queste città abbiano conservato il loro volto storico.

Danube and the legendary Natternberg (Deggendorf)

Acquerello di Deggendorf: in primo piano tetti rossi e una casa con le imposte verdi, sullo sfondo il Danubio attraversato da un ponte ad arcate e il colle del Natternberg con le rovine del castello
Danube and the legendary Natternberg (Deggendorf)

La prima tavola mostra il vecchio ponte sul Danubio che collega Deggendorf alla riva opposta e alla Selva Bavarese, e sullo sfondo il leggendario Natternberg, la «collina dei serpenti» (Natter, in tedesco, è la biscia), il cui nome è legato nella tradizione a un'antica saga locale. Il colle si alza isolato dalla pianura a sud del fiume ed è abitato fin dalla preistoria: gli archeologi vi hanno trovato resti del Neolitico antico, e nell'età dei campi d'urne fu fortificato. Nel Medioevo vi sorgeva il castello dei conti di Bogen, la stessa famiglia da cui deriva lo stemma a losanghe della Baviera, e oggi ne restano le rovine. Deggendorf, capoluogo di circondario in Bassa Baviera, è la porta della Foresta Bavarese: qui il Danubio riceve le acque dell'Isar, e fra il 1859 e il 1863 vi fu costruito un ponte in ferro sul fiume.

Captain Snow Street and Town Hall (Freising)

Acquerello di Frisinga: una strada innevata con carri e passanti, case con i frontoni a gradoni, il municipio con la torretta e l'alto campanile della chiesa di San Giorgio
Captain Snow Street and Town Hall (Freising)

La seconda tavola ritrae la via che nel 1945 era stata intitolata al capitano Snow, oggi di nuovo Hauptstraße, la piccola Marienplatz, il municipio e sullo sfondo la chiesa di San Giorgio (St. Georg). La Hauptstraße di Frisinga, divisa in Untere e Obere Hauptstraße, è ancora oggi la spina dorsale del centro storico, con le sue facciate eleganti. La Marienplatz è il cuore della città, il luogo delle feste e del mercato: sul lato occidentale si affaccia il municipio, costruito nel 1904-1905 nello stile degli antichi palazzi pubblici tedeschi, al centro svetta la colonna mariana del 1674. Alle spalle della piazza si alza la chiesa parrocchiale di San Giorgio, tardogotica, con una torre considerata tra i più bei campanili barocchi dell'Antica Baviera, che nella bella stagione si può salire.

Three-Rivers-Town (Passau)

Acquerello di Passau d'inverno visto dall'alto: un fiume con un ponte, un castello con una torre rotonda sulle rocce innevate, alberi spogli e colline sullo sfondo
Three-Rivers-Town (Passau)

La terza tavola è una veduta orientale di Passau, nel punto in cui il Danubio riceve a sinistra le acque dell'Ilz e a destra quelle dell'Inn. Passau è chiamata la città dei tre fiumi, la Dreiflüssestadt: al Dreiflüsseeck, la punta della città vecchia, si incontrano tre fiumi che arrivano da tre direzioni diverse, il Danubio da ovest, l'Inn da sud e l'Ilz da nord. Sopra la confluenza domina la Veste Oberhaus, che con circa 65.000 metri quadrati di superficie costruita è una delle più grandi fortezze medievali conservate d'Europa, mentre nel centro storico il duomo di Santo Stefano, con le torri bianche e le cupole verdazzurre, custodisce il più grande organo da cattedrale del mondo.

Isarbank with St. Martin's Church (Landshut)

Acquerello di Landshut: la riva dell'Isar con un ponte e alberi spogli, l'altissimo campanile in mattoni di San Martino e sulla destra il castello di Trausnitz sulla collina
Isarbank with St. Martin's Church (Landshut)

La quarta tavola mostra la sponda dell'Isar a Landshut, con al centro il campanile della chiesa di San Martino, alto 130,6 metri, e sullo sfondo il castello di Trausnitz. La torre di San Martino è il campanile in mattoni più alto del mondo, e domina il centro storico di Landshut e tutta la valle. Il castello di Trausnitz, che si vede da lontano sopra la città, fu fondato nel 1204 dal duca Ludovico di Kelheim insieme alla città stessa, e dal 1255 al 1503 fu residenza e sede di governo dei duchi della Bassa Baviera. Oggi vi si visitano la Narrentreppe, la scala dei buffoni, decorata con grandi scene della commedia dell'arte italiana, e la Camera delle arti e delle meraviglie. Proprio nella chiesa di San Martino, allora ancora in costruzione, fu celebrato nel 1475 il matrimonio che ogni quattro anni la città rievoca con la Landshuter Hochzeit.

Ostentor (Regensburg)

Acquerello dell'Ostentor di Ratisbona: un'alta torre medievale in pietra con l'orologio e il passaggio ad arco, fiancheggiata da due torrette con il tetto a punta, fra alberi in fiore
Ostentor (Regensburg)

La quinta tavola è dedicata all'Ostentor di Ratisbona, l'antica porta orientale inserita nella possente cinta muraria medievale per permettere l'accesso al cuore della città da est. La costruzione cominciò nel 1284, al margine orientale dell'odierna città vecchia, per proteggere il sobborgo orientale. Era una delle sei torri-porta della cinta medievale ed è l'unica porta cittadina di Ratisbona conservata per intero: fino al 1889 fu l'unico accesso alla città da est, e ancora oggi ogni giorno vi passano auto e pedoni. La torre principale, di cinque piani, è affiancata da due torrette ottagonali, esattamente come le ha dipinte Rybakovas, e ne fa una delle più belle porte gotiche della Germania.

Main Square with Town Tower (Straubing)

Acquerello della piazza di Straubing: la lunga piazza con le case colorate, la torre civica con cinque guglie e l'orologio, un'automobile scura e in primo piano una fontana con una statua
Main Square with Town Tower (Straubing)

L'ultima tavola ritrae l'antica piazza del mercato di Straubing con la splendida torre civica del XIV secolo, sovrastata da cinque pinnacoli. Lo Stadtturm, simbolo della città, si alza al centro della lunga piazza: la sua costruzione cominciò nel 1316, è alto poco meno di 70 metri, ha otto piani e conserva l'antico alloggio del guardiano della torre. Con le sue cinque guglie è il tratto più riconoscibile del profilo di Straubing, e si può salire fino al piano panoramico nell'antica stanza del torriere durante le visite guidate in città. È un finale perfetto per la cartella di Rybakovas: una piazza di mercato bavarese, ampia e luminosa, che sembra uscita intatta dal Medioevo.

Alla scoperta della Baviera

Visita e scopri le attrazioni della Baviera: dopo questo viaggio fra motti, cronache e acquerelli, il modo migliore per capire il fascino della «bella Baviera» è vederla di persona. Il punto di partenza naturale è Monaco, la capitale, con i suoi musei, le birrerie, i palazzi e la vista sulle Alpi dalle torri del centro.

Panorama di Monaco di Baviera dall'alto, con la Theatinerkirche gialla, le torri del duomo, i tetti rossi e le Alpi innevate sullo sfondo

A sud si apre la Baviera del Sud, la Baviera alpina dei laghi, dei castelli di re Ludwig II e dei paesi dalle case dipinte, fino a Berchtesgaden, ai piedi del massiccio del Watzmann: è qui che le montagne fertili e ricche di pascoli descritte da Arbeo si vedono ancora oggi.

Berchtesgaden con i campanili della chiesa e i tetti del paese, i larici dorati d'autunno e il massiccio innevato del Watzmann sullo sfondo

A nord si estende la Baviera del Nord, la Franconia delle città imperiali, dei vini e delle residenze barocche come quella di Würzburg, con Norimberga e il suo castello imperiale affacciato sui tetti della città vecchia.

Il castello imperiale di Norimberga nella luce del tramonto, con la torre rotonda in pietra e le case a graticcio fra gli alberi

Per mettere insieme tutto questo in un unico viaggio ci sono i nostri itinerari per scoprire la Baviera, che toccano anche borghi alpini come Mittenwald, con le sue facciate affrescate e i balconi fioriti. Ovunque andiate, è probabile che alla fine anche voi siate d'accordo con il vecchio motto: fuori dalla Baviera c'è vita, certo, ma non è proprio la stessa cosa.

Una via di Mittenwald con le case dipinte, i balconi di legno fioriti, una fontana con i fiori e il campanile barocco della chiesa sotto il cielo blu
Il mercatino di Natale di Marienplatz a Monaco davanti al Nuovo Municipio illuminato di sera

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