
Diario di viaggio: Ancora una volta in Baviera
30 agosto 2019
Diario di viaggio di Luca B.
Dalla Mitteleuropa a Monaco: come nasce un amore
Dopo che per la prima volta ho passato l'estate a Monaco per un soggiorno di studio ed ho poi ripetuto l'esperienza l'anno successivo, senza invero grandi risultati (il mio tedesco non è tuttora troppo buono), è però nato un amore vero. Monaco, del resto, è una città che si presta a questo genere di colpi di fulmine anche per chi arriva da studente: è uno dei grandi centri universitari d'Europa, con 22 istituti di istruzione superiore e oltre 147.000 studenti nel semestre invernale 2024/25, e a farla da padrone sono due atenei di dimensioni quasi uguali, la Ludwig-Maximilians-Universität, nata nel Quattrocento, e il politecnico fondato da Ludwig II. Chi vuole sapere dove studiare, come funzionano le iscrizioni e che cosa offre la città agli studenti trova tutto nella pagina sulle università e gli istituti superiori di Monaco.
La mia passione principale era stata sino ad allora la Mitteleuropa (Kafka, Roth, Musil, il nostro Magris ed il suo Danubio) e quindi l'Austria felix, che tuttora ovviamente non rinnego e ritengo anzi la mia «base culturale»... tuttavia Monaco ed i suoi dintorni hanno fatto breccia.
Direi che la principale differenza sta tutta in questo: se si soffre l'attuale modernità globalizzata e alienante la Mitteleuropa è la via del rimpianto, che trafigge con il dolore del ricordo di un mondo percepito come migliore proprio perché non c'è più e per la malinconica gloria del suo tramonto; Monaco e la Baviera invece sono la risposta intelligente ad una modernità forse possibile.
Chi segue il Danubio con la testa di Magris può continuare il viaggio anche sulle pagine del sito dedicate agli itinerari lungo il Danubio e alle strade che portano in Austria e nella Foresta Nera, che si possono unire a un soggiorno bavarese.
Un modello cui si guarda con un po' di rabbia
I servizi pubblici straordinariamente efficaci, l'ordine quasi senza traffico pur nell'allegra concitazione di una grande metropoli, l'offerta culturale varia ed articolatissima, dalla scienza e tecnica al cavaliere azzurro, dalle birrerie ai teatri: ne fanno un modello cui si guarda perfino con un po' di rabbia, pensando per esempio a come potrebbe essere Milano (se gli italiani fossero tedeschi?).
Su ciascuno di questi punti la città offre qualcosa di concreto, e conviene mettere in fila che cosa sta dietro le impressioni di un visitatore. La rete dei trasporti, per cominciare: la metropolitana ha una fermata proprio a Odeonsplatz, dove dal 1971 si incrociano le linee U3 e U6 e dal 1986 anche le U4 e U5, così che dalla stazione centrale, dall'università e da Schwabing si arriva in pochi minuti nel cuore del centro storico. La parte meridionale della piazza è zona pedonale dal 1972: l'ordine che colpisce chi viene dall'Italia nasce anche da scelte urbanistiche di questo genere, che hanno più di cinquant'anni.
Quanto alla «scienza e tecnica», il riferimento è al Deutsches Museum, fondato nel 1903 dall'ingegnere Oskar von Miller su un'isola in mezzo all'Isar, la Museumsinsel. È uno dei più grandi musei della scienza e della tecnica del mondo: la collezione supera i 125.000 oggetti e ogni anno accoglie circa un milione e mezzo di visitatori. Il «cavaliere azzurro» è invece il Blaue Reiter, il gruppo di artisti di Kandinsky, Franz Marc, Gabriele Münter e dei loro compagni: la più grande collezione al mondo della sua pittura si trova nella Lenbachhaus, la villa color ocra del «principe-pittore» Franz von Lenbach, a due passi dalla Königsplatz.
Anche i teatri hanno radici antiche. Monaco è stata per secoli una città di corte, e i duchi, i principi elettori e poi i re hanno fatto della musica uno strumento di prestigio: qui Mozart presentò l'«Idomeneo» e Richard Wagner vide andare in scena per la prima volta «Tristano e Isotta», «I maestri cantori di Norimberga», «L'oro del Reno» e «La Valchiria». Sulla Max-Joseph-Platz, a due passi dalla Residenz, si affacciano il Nationaltheater, sede della Bayerische Staatsoper, e il Residenztheater. Per il visitatore italiano c'è una buona notizia: all'opera tutti gli spettacoli hanno i sopratitoli in tedesco e in inglese, e quasi tutti i teatri hanno biglietti ridotti per chi ha meno di trent'anni. Tutto il panorama dei palcoscenici è raccolto nella pagina su teatri, concerti e cinema a Monaco.
Restano le birrerie, la parte più allegra del quadro. La più famosa del mondo, l'Hofbräuhaus, nacque nel 1589 come fabbrica di birra dei duchi di Baviera, fu aperta a tutti i cittadini nel 1828, ebbe la forma attuale nel 1897 ed è ancora oggi proprietà dello Stato bavarese. Per chi vuole mettere a confronto più indirizzi c'è la guida alle più famose birrerie di Monaco. Il risultato di tutto questo, per un italiano, è proprio l'impressione descritta sopra: una metropoli che funziona e che al tempo stesso sa essere ospitale, con una vita culturale che si può vivere a piedi.
Guida «professionale» per amici e colleghi
Infine due suggerimenti diversi dall'ultimo recentissimo viaggio: ormai mi sono specializzato nell'accompagnare amici e colleghi ad ogni occasione in Baviera quasi come guida turistica «professionale», pur di avere l'occasione di rivedere la mia amata immortale.
Chi organizza un viaggio di questo genere per un gruppo di amici fa bene a partire dal centro: la guida al centro storico di Monaco di Baviera raccoglie in un percorso solo Marienplatz, la Frauenkirche, il Viktualienmarkt e le porte medievali, dallo Stachus all'Isartor. I due suggerimenti di questo diario si collocano ai due estremi del viaggio: il primo è fuori città, sulla strada che dalle Alpi scende verso Monaco, il secondo è dentro la città, in un angolo del giardino dei re. Entrambi hanno poco a che fare con le liste di «cose da vedere» e molto con il silenzio.
Dopo i castelli di Ludwig: la pace di Steingaden e della Wieskirche
Dopo i castelli di Ludwig (e non criticate sempre quel povero re ragazzo, forse era peggio di quel che se ne racconta, forse i castelli sono un po' sopravvalutati, ma in fondo era solo un'anima in cerca di pace) andate anche voi a cercare un po' di pace a Steingaden, sulla strada ormai per Monaco, alla Wieskirche.
Il re di cui si parla nacque il 25 agosto 1845 nel castello di Nymphenburg e nel giugno del 1886 morì nelle acque dello Starnberger See, a quarant'anni. Il più celebre dei suoi castelli, Neuschwanstein, fu cominciato nel 1869 su progetto dello scenografo Christian Jank, e nel 2025 ha avuto 1.086.432 visitatori; dal 12 luglio 2025 fa parte, con Linderhof, Herrenchiemsee e la casa reale dello Schachen, del patrimonio mondiale dell'UNESCO con il nome «I castelli di re Ludwig II di Baviera». Ai suoi piedi si trova Hohenschwangau, il castello della giovinezza del re, e a pochi passi dal confine austriaco la città di Füssen, la più alta della Baviera, dove finisce la Strada Romantica. Dopo tanta folla, la Wies è il rovescio perfetto.

La Wieskirche è il solo luogo dove la semplicità dell'esterno renda immensamente bello anche il più carico interno barocco della Baviera. L'esterno, in effetti, è quello di una chiesa di campagna: una facciata rosa tenue con elementi bianchi, un tetto lungo e basso, un campanile alto 36 metri, un prato con pascoli, alberi isolati e le montagne sullo sfondo. Dentro si apre invece una sala bianca e luminosa, con stucchi, colonne rosate e dorature. Per essere precisi lo stile è il rococò, l'ultima fioritura del barocco: la chiesa fu costruita fra il 1745 e il 1754 dai fratelli Dominikus e Johann Baptist Zimmermann, nati a Wessobrunn. Il primo, architetto e stuccatore, progettò l'edificio e ne fece gli stucchi; il secondo, pittore, affrescò il soffitto. La consacrazione avvenne il 1° settembre 1754, e dal 1983 la Wies è patrimonio mondiale dell'UNESCO.
Il segreto di quel contrasto sta nella pianta, una grande sala ovale con otto coppie di pilastri sottili che la separano da un deambulatorio: la luce entra da molte direzioni e il soffitto sembra galleggiare, tanto che l'edificio è stato definito «la più perfetta chiesa rococò del mondo». Nell'affresco centrale Cristo siede come giudice del mondo su un arcobaleno e indica la croce e la ferita del costato; sul lato ovest compare il portale chiuso del cielo, sul lato est il trono vuoto con la spada, la corona e il ramo di palma. È il messaggio di un santuario nato attorno a un Cristo flagellato: il dolore non è l'ultima parola.
E il santuario nacque davvero così, da un'immagine povera. Nel 1730 due religiosi del monastero premostratense di Steingaden, Padre Magnus Straub e Lukas Schwaiger, avevano messo insieme con parti di figure più antiche una statua di Cristo flagellato per la processione del Venerdì Santo. Il risultato fu giudicato artisticamente povero e anche troppo impressionante, e la statua finì in un solaio. Nel 1738 la contadina Maria Lory la portò nella sua masseria isolata, la Wieshof, «auf der Wies» (cioè «sul prato»), e il 14 giugno di quell'anno notò sul volto della statua alcune gocce che interpretò come lacrime. La notizia si diffuse, i pellegrini cominciarono ad arrivare, e già nel 1740 si stimano 1.500-2.000 persone in cammino verso quella radura.
Da qui la parte che l'autore del diario consiglia di non perdere: la pietà popolare. Fate il giro dell'altare per vedere gli ex-voto: quegli oggetti e quei dipinti, lasciati per grazia ricevuta, spiegano meglio di ogni altra cosa le radici cristiane d'Europa. Il primo ex voto fu appeso alla fine del 1741 da una donna di nome Catharina Schwaigerin; nel 1746, quando la chiesa non era ancora costruita, se ne contavano 798, e se ne aggiunsero altri 405 l'anno seguente. Il pellegrinaggio ebbe anche una pagina dolorosa: nell'ottobre 1833, per ordine del vescovo di Augusta, le 5.000-6.000 tavolette votive che coprivano le pareti furono tolte e bruciate. Il museo del pellegrinaggio, nella casa del prelato accanto alla chiesa, ne conserva una piccola raccolta scampata a quella distruzione; si visita solo con una visita guidata concordata con l'ufficio della chiesa.
La chiesa rischiò di scomparire anche dopo: con la secolarizzazione, nel 1809-1810, il santuario avrebbe dovuto essere messo all'asta e demolito, e si salvò grazie agli sforzi ostinati dei contadini della comunità di Fronreiten. Nel 1985-1991 un grande restauro ha riportato la chiesa allo splendore attuale. Oggi la visitano circa un milione di persone l'anno, e il motto latino del santuario dice tutto ciò che il viaggiatore stanco dei castelli può cercare: «Hoc loco habitat fortuna, hic quiescit cor», «qui abita la felicità, qui il cuore trova pace».
Vale la pena dedicare qualche riga anche a Steingaden, il paese da cui tutto è partito. Il duca Welf VI vi fondò il monastero il 17 aprile 1147, poco prima di partire per la seconda crociata; la chiesa romanica, il Welfenmünster, fu consacrata nel 1176 e dedicata a San Giovanni Battista. Il monastero fu soppresso nel 1803, ma la chiesa, trasformata in parrocchiale, si salvò, e si può visitare insieme alla Wies in una mezza giornata.
A Monaco, dall'Odeonsplatz all'Hofgarten
A Monaco poi dalla Odeonsplatz entrate nei giardini della Residenz, gli Hofgarten, attraversate il tempietto centrale puntando verso l'Englischer Garten, come in diagonale.
La Odeonsplatz è la piazza più italiana di Monaco: la dominano la seicentesca Theatinerkirche, primo esempio di barocco italiano in Baviera, e la Feldherrnhalle, copia ottocentesca della Loggia dei Lanzi di Firenze. Si chiama così dal 1827, dal nome della sala da concerti Odeon. Sul lato orientale si trova la porta dell'Hofgarten, l'Hofgartentor, la prima opera importante di Leo von Klenze in città (1816-1817). Chi entra lascia alle spalle i caffè della piazza e si trova in un giardino all'italiana: l'Hofgarten fu realizzato per volere del principe elettore Maximilian I fra il 1613 e il 1617, ed è tuttora un giardino a ingresso libero, che nella visita della Residenz chiude il percorso verso nord.

Il tempietto centrale di cui parla il diario è il Dianatempel, un padiglione con otto archi da cui si diramano altrettanti sentieri, con quattro fontane a conchiglia sulle pareti interne. Sul tetto sta una copia della «Tellus-Bavaria» di Hubert Gerhard, una scultura in bronzo del 1623, il cui originale è conservato nella Residenz. Il giardino fu distrutto quasi del tutto dalla seconda guerra mondiale: restarono il tempietto, finito nel 1616, e parti delle arcate che lo circondano. Nelle arcate del lato nord, fra il luglio e il novembre del 1937, si tenne la mostra nazista sull'«arte degenerata»: un dettaglio che rende ancora più significativo il ricordo che si trova in quell'angolo.
La Residenz stessa merita il suo tempo: con più di 150 sale espositive e dieci cortili, è la più vasta reggia cittadina della Germania ed è un museo aperto al pubblico dal 1920. Oltre il Finanzgarten comincia la grande distesa verde dell'Englischer Garten, che si allunga per circa cinque chilometri e mezzo verso nord su 376 ettari ed è, per estensione, più grande del Central Park di New York. Fu aperto ai cittadini con il decreto firmato dall'elettore Karl Theodor il 13 agosto 1789, perché servisse «non a un solo ceto, ma a tutto il popolo».
La pietra scura e il ricordo della Rosa Bianca
Andate a vedere una semplice pietra scura che ricorda con poche parole coloro che seppero dire di no in un momento terribile, tra cui gli eroici ragazzi cristiani della Rosa Bianca che si opposero disarmati e con la sola forza dei loro volantini distribuiti nelle università e parrocchie alla follia delle persecuzioni e della guerra.
Il monumento è un cubo di granito nero nell'angolo nord-orientale dell'Hofgarten, davanti alle arcate, e ricorda la resistenza al nazionalsocialismo e il gruppo della Rosa Bianca (in tedesco Weiße Rose), i cui membri furono giustiziati per una battaglia non violenta contro il regime di Hitler. La Rosa Bianca nacque a Monaco fra gli studenti universitari: i suoi volantini erano diffusi proprio dalle università, e il suo nome più noto è quello dei fratelli Hans e Sophie Scholl. Il 18 febbraio 1943 i due distribuirono il sesto volantino nell'edificio principale della Ludwig-Maximilians-Universität; furono arrestati dopo averne lanciato alcune copie dalla galleria del secondo piano nel cortile interno, vennero consegnati alla Gestapo e condannati a morte. Una targa del 1946 ricorda sette membri giustiziati: Willi Graf, Kurt Huber, Hans Leipelt, Christoph Probst, Alexander Schmorell, Hans Scholl e Sophie Scholl. Il secondo processo alla Rosa Bianca si tenne il 19 aprile 1943 nella sala 253 del Palazzo di Giustizia di Monaco.
Chi vuole proseguire la memoria può camminare dall'Hofgarten fino alla Geschwister-Scholl-Platz, la piazza davanti alla sede centrale dell'università, creata insieme alla Ludwigstraße e alla stessa Ludwig-Maximilians-Universität sotto Ludwig I. La piazza porta il nome dei due fratelli; di fronte c'è il Professor-Huber-Platz, intitolato a Kurt Huber, e davanti all'ingresso si trova l'ultimo volantino della Rosa Bianca inciso nella pietra. Nell'atrio dell'università c'è la DenkStätte, un luogo della memoria con una mostra sulla Rosa Bianca, curata dalla Weiße Rose Stiftung: racconta i motivi, le azioni e i volantini del gruppo e il modo in cui la sua opposizione si diffuse anche a Ulm, Amburgo e Saarbrücken.
Il testo della pietra, come racconta l'autore, ricorda i diritti e i doveri di tutti coloro che vogliono restare liberi cittadini di uno Stato di diritto, e così conclude:
Das sind die Grundlagen des neuen Europa
(Queste sono le basi di una nuova Europa)
Per rifare questo viaggio
Il percorso del diario si può ripetere in tre o quattro giorni, in auto o con i mezzi pubblici, e si presta bene a chi ha già visto i castelli più famosi e cerca altro. Ecco come metterlo in fila.
Il primo giorno è il tempo dei castelli. Da Füssen, capolinea meridionale della Strada Romantica, si sale a Hohenschwangau e a Neuschwanstein; è la parte più affollata, e per questo conviene dedicarvi la mattina. La Strada Romantica è lunga 460 chilometri da Würzburg a Füssen, tocca in tutto 29 località e si può percorrere anche a tappe: la linea di autobus della Strada Romantica passa da Steingaden. Chi vuole un viaggio già organizzato può affidarsi ai tour dei castelli e della Strada Romantica proposti dal sito.
Il secondo giorno è per la Wies. La Wieskirche si trova all'indirizzo Wies 12, 86989 Steingaden, e l'ingresso è libero. Nel 2026 la chiesa è aperta ogni giorno dalle 8 alle 19 dal 1° aprile al 31 ottobre e dalle 8 alle 17 dal 1° novembre al 31 marzo. Le messe del pellegrinaggio si celebrano il mercoledì, il giovedì, il venerdì e il sabato alle 10, mentre la domenica e nelle festività sono alle 8:30 e alle 11:00. Conviene prevedere almeno un'ora o due: il tempo di girare attorno all'edificio, fermarsi in silenzio, guardare il soffitto con calma e fare il giro dell'altare per gli ex voto. Il parcheggio pubblico, a pagamento, si trova su un terreno privato a nord della chiesa, a circa 200 metri; parcheggiare accanto alla chiesa è vietato perché la via di accesso serve ai soccorsi, e le biciclette si lasciano negli appositi portabici sul lato sud. In chiesa non sono ammessi animali, tranne i cani di assistenza, e valgono le regole del rispetto: voce bassa, abbigliamento adeguato, attenzione alle celebrazioni.
Senza auto la Wies è raggiungibile solo in modo limitato: si può inserire «Wieskirche» come destinazione nell'orario della Deutsche Bahn e controllare la linea di autobus della Strada Romantica, che passa da Steingaden. Chi viaggia con i mezzi pubblici deve pianificare con cura gli orari, anche perché i sentieri a piedi, come quello di circa 4,5 chilometri da Steingaden che richiede circa 75 minuti, sono più adatti a chi ha tempo. Le visite guidate in tedesco sono per gruppi di almeno 12 persone, durano 45 minuti e si fanno da martedì a sabato; visite in altre lingue, fra cui l'italiano, sono offerte dall'ufficio turistico di Schongau.
Il terzo giorno è per Monaco. La mattina si parte da Odeonsplatz, a cui si arriva con la metropolitana (U3 e U6, U4 e U5): si attraversa l'Hofgarten, si cerca il cubo di granito nell'angolo nord-orientale e poi si prosegue nell'Englischer Garten, a ingresso libero e aperto tutto l'anno. Per il pranzo la scelta è fra le birrerie del centro storico, dal Hofbräuhaus alle altre indicate sopra. Il pomeriggio si può dedicare a un museo, a scelta fra la Residenz, il Deutsches Museum e la Lenbachhaus; chi ha un quarto giorno può spingersi fino alla Geschwister-Scholl-Platz e alla DenkStätte, nell'atrio dell'università, per approfondire la storia della Rosa Bianca.
Prima di partire, conviene controllare gli orari ufficiali dei luoghi che si vogliono visitare, perché cambiano da un anno all'altro. L'Odeonsplatz, per esempio, è possibile trovare ponteggi per il restauro della Feldherrnhalle, iniziato nel marzo 2025 e previsto per tre anni. Dove dormire e come muoversi nel centro di Monaco sono spiegati nelle pagine sulla città: con un po' di cura il viaggio che l'autore racconta si può ripetere anche in un fine settimana lungo, se si lascia fuori una delle tappe.






